fbpx
/
/
Tutto quello che le imprese tradizionali dovrebbero rubare dagli startupper e che non stanno rubando

Tutto quello che le imprese tradizionali dovrebbero rubare dagli startupper e che non stanno rubando

Mattia Stevanin è un imprenditore, ma non di un’azienda manifatturiera, bensì di due start up digitali.

Mattia è socio e amministratore di due società: Droop S.R.L. è un’azienda che sviluppa, gestisce e commercializza piattaforme web ad alto valore tecnologico per la logistica e INCREDY S.R.L., che invece commercializza detergenti intimi e prodotti per la cosmesi studiati per l’uomo.

Ma perché abbiamo chiesto a un giovane “startupper” di parlarci di Industria 4.0? Perché il mondo delle start up può essere una grande fonte di ispirazione per le aziende, per fare innovazione e farla nel modo corretto. 

L’obiettivo di questo approfondimento è capire assieme e il prima possibile se quello che stiamo facendo è davvero efficace nel modo esatto in cui lo stiamo facendo. In questo articolo scopriremo come e perché è importante indagare su questo aspetto.

Se hai mai visitato siti come Kickstarter.com, che si occupano di finanziare progetti di startupper, noterai una cosa davvero interessante. 

Questi siti sono affollati di giovani che vendono prodotti che ancora non esistono, e, probabilmente, in alcuni casi, che non sono stati neppure chiaramente definiti e progettati. 

Questo è proprio il principio alla base dell’industria lean che dovrebbe far parte della mentalità di ogni imprenditore e manager. 

I manager dovrebbero agire come piccoli imprenditori, soprattutto quando vogliono sviluppare un nuovo progetto e innovare all’interno di un’impresa già avviata.

Succede spesso, infatti, che i business più tradizionali pensino di non avere le caratteristiche per innovare. Ma non è assolutamente così. Chiunque, in qualsiasi fase del proprio modello di business, può favorire l’introduzione dell’innovazione, sfruttando la tecnologia così come partendo da altri fattori, come software, valore umano e organizzazione. 

Ecco quindi che manager, responsabili e dipendenti sono il motore dell’innovazione, perché controllano e conoscono il modello di business. 

Cosa intendiamo per modello di business

“Un modello di business descrive le logiche secondo le quali un’organizzazione crea, distribuisce e raccoglie il valore e l’insieme delle soluzioni organizzative e strategiche attraverso le quali l’impresa acquisisce vantaggio.

Abbiamo voluto riportare questa definizione perché una delle cose che vediamo fare comunemente sia da imprenditori che vogliono lanciare una start up sia da aziende già avviate è intendere l’innovazione come innovazione del prodotto. 

Ma come abbiamo potuto vedere da questa definizione, non si parla mai di prodotto, ma di modello di business. E diversamente dall’innovazione del prodotto, quelle del modello di business sono molteplici. 

Facciamo un esempio concreto: McDonald’s. I fratelli McDonald vendevano panini in un piccolo locale di una città. Un giorno arrivò il genio di Ray Kroc e iniziò a vendere lo stesso identico prodotto con un modello di business diverso, quello che oggi tutti noi conosciamo come franchising.

Quindi anche un’impresa che è già avviata e che genera già fatturato da anni deve innovare.

Ma perché per innovare serve verificare la validità il nostro modello di business?

La prima ragione è che il mercato è estremamente competitivo. Quindi se hai un’idea probabilmente qualcuno l’ha già avuta prima di te e l’ha già messa in pratica, o comunque ci ha già provato. Quando si parte con un’idea e non si trovano dei competitor, generalmente non è un buon segno. 

E poi non dimentichiamo che il mercato è affollato. Ci sono aziende come Amazon e Google che detengono una bella quota di mercato, soprattutto nell’ambito delle tecnologie. 

Quindi se hai un’idea probabilmente qualcuno la sta già implementando e ha addirittura più risorse di te per farlo. 

Verificare la validità di un modello di business significa quindi trasformare un’idea da un concetto a un’ipotesi concreta. L’obiettivo è: “fatto in modo veloce” e dobbiamo capire quindi se la nostra idea è valida in poco tempo. Perché il mercato si evolve con una rapidità sempre maggiore e sentiamo l’urgenza di “agire” velocemente senza sprecare risorse sempre più esigue e da ottimizzate. 

L’ultima ragione per verificare la validità di un’idea è che il mercato è estremamente selettivo. I clienti hanno un ventaglio di scelta enorme per qualsiasi prodotto. Questo è dovuto anche all’accesso a Internet, a tutte le pubblicità che vediamo su Facebook e su Instagram, per cui diventa difficile cogliere l’attenzione di un potenziale. 

Quindi non basta più costruire, comprare il capannone, produrre la merce e metterla in magazzino e infine piazzare in negozio i dipendenti per vendere. Le risorse sono poche e vanno ottimizzate, che siano soldi, risorse umane, o tempo. 

Da dove iniziare? Possiamo dividere il processo in 3 step: 

  1. Definire gli obiettivi: il primo passo è definire gli obiettivi e un budget per verificare la validità del nostro progetto. Dovremo infatti presentare la nostra idea al mercato e raccogliere un feedback che ci dica se il nostro modello di business funziona o meno. 
  2. Il lancio. In questa fase rientra tutta la parte di progettazione e monitoraggio. Creo un prototipo, un brand, trovo il nome, mi occupo di tutta la parte burocratica, comincio a organizzare le prime operazioni e, soprattutto, se devo vendere un nuovo prodotto o servizio, realizzo un sales funnel.
  3. La crescita. Grazie al monitoraggio dei KPI dovremo continuare a migliorare il modello che adesso è sul mercato, farlo crescere, automatizzarlo, trovare capitali e tutele.

Per terminare, ci soffermiamo qualche secondo in più sul tema dei KPI. Moltissime aziende, anche di grandi dimensioni, sottovalutano il monitoraggio costante dei dati e dei feedback. Questa invece deve essere la linfa vitale per continuare a migliorare e crescere, fissare delle scadenze, mensili, settimanali, giornaliere in cui raccogliere e analizzare i dati è imperativo.

Il consiglio di Mattia per iniziare ad innovare? 

Pensa all’innovazione come a uno strumento che possa rendere il tuo modello di business più scalabile e ti aiuti a crescere ulteriormente. 

 

Condividi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Potrebbe interessarti anche...

Strategy
Chiunque si sia trovato a fare smart working si è dovuto rapportare con un grande ostacolo: la produttività.  “Non so perché, ma non lavoro come in ufficio”.  Nella nostra esperienza abbiamo provato, sbagliato e affinato tecniche e strumenti per…
Tempo di lettura: 2 minuti
Strategy
Questo lockdown ha costretto milioni di persone ad affrontare la temuta bestia dello smart working.  Nel 2020 sono ancora in moltissimi a pensare che “il lavoro da casa non è vero lavoro” e che non si sia produttivi come in ufficio. La nostra sfida è…
Tempo di lettura: 4 minuti
Strategy
In questo periodo di pandemia, sono moltissime le aziende e i professionisti che si sono ritrovati da un giorno all’altro a dover riorganizzare il loro lavoro e la loro routine a causa dello smart working.  Adottare lo smart working può avere molti…
Tempo di lettura: 3 minuti

Stanco di scorrere?

Scarica una versione pdf per una più semplice lettura offline e condivisione con i colleghi

Tutto quello che le imprese tradizionali dovrebbero rubare dagli startupper e che non stanno rubando
Mattia Stevanin è un imprenditore, ma non di un’azienda manifatturiera, bensì di due start up digitali. Mattia è socio e amministratore di due società: Droop S.R.L. è un’azienda che sviluppa, gestisce e commercializza piattaforme web ad alto…

Scarica la versione stampabile

Ricevi il PDF di questo articolo al tuo indirizzo email.
Tutto quello che le imprese tradizionali dovrebbero rubare dagli startupper e che non stanno rubando
Mattia Stevanin è un imprenditore, ma non di un’azienda manifatturiera, bensì di due start up digitali. Mattia è socio e amministratore di due società: Droop S.R.L. è un’azienda che sviluppa, gestisce e commercializza piattaforme web ad alto…